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Il piccolo borgo medievale di Civita di Bagnoregio (443 m. s.l.m.) si erge al di sopra di uno sperone tufaceo, ed è attualmente raggiungibile solamente tramite un suggestivo ponte; dal paese si possono ammirare splendidi panorami sulla valle sottostante dove la rupe, sottoposta all'azione erosiva degli agenti atmosferici, prende le tipiche forme dei calanchi (bacini delimitati da creste e pinnacoli
Cenni Storici
Le origini della cittadina sono arcaiche: i primi reperti che comprovano tracce di vita umana nel territorio appartengono al Neolitico (6000-3000 a.C.), ma le testimonianze archeologiche pervenuteci in modo più consistente -quali i resti di un'antica necropoli risalgono all'epoca etrusca; allora la cittadina si trovava in una posizione strategica per i commerci e facilmente difendibile inoltre, per aggirare i problemi di erosione del tufo, gli etruschi tentarono di canalizzare le acque piovane e quelle dei due torrenti che si trovano a valle. Nel III sec. d.C. il territorio passa sotto il dominio romano e di questo periodo restano, a testimonianza materiale, numerosi cippi funerari, sarcofagi, e svariate tombe del tipo a colombario.
Dopo la caduta dell'impero romano (476 d.C.), s'insediarono nel territorio prima i goti, che ne fecero un caposaldo militare ed economico, e in seguito i bizantini, fino a quando Civita non farà parte delle conquiste dei longobardi con a capo Agilulfo, i quali nel 605 controllano gran parte del territorio (Tuscia longobarda). Fu il re franco Carlo Magno a concludere la dominazione longobarda donando il territorio al Pontefice nel 774 d.C.
Nel XII sec. la città si costituì libero comune ma il presidio detenuto su di essa dalla famiglia Monaldeschi di Orvieto finì per trasformarsi in una signoria che dominò Civita sino alla rivolta della popolazione del 1457, durante la quale il Castello di Cervara dei Monaldeschi fu distrutto.
Nei secoli XVI e XVII si consolida nel territorio il potere della Chiesa, con il cosiddetto "governo dei cardinali", e le vicende note della città si confondono con quelle dello Stato Pontificio.
Nel 1695 un devastante terremoto fa tremare il borgo, molti edifici e strade crollarono e ci furono vittime e feriti; alla prima seguirono altre scosse telluriche che accelerarono la progressiva erosione dello sperone di tufo, rendendo Civita di Bagnoregio pressoché inagibile, tanto che la maggior parte dei suoi abitanti si trasferirono nella vicina Bagnoregio.
Monumenti principali
Porta Santa Maria
Appena attraversato il ponte che conduce al borgo si incontra questo storico ingresso, l'unica sopravvissuta delle cinque porte esistenti; la sua struttura, scavata nel tufo, si fa risalire al periodo etrusco, ma il rivestimento esterno è di epoca medioevale e presenta anche elementi scultorei di epoche successive, quali i due leoni che tengono tra gli artigli due teste umane simboleggianti la vittoria di Civita nella rivolta del 1457 contro la famiglia Monaldeschi di Orvieto, e l'aquila reale che sovrasta l'arco della porta, simbolo del cardinale Reginaldo Polo (1547-1558).
Chiesa di San Donato
Sita nel punto di incrocio tra cardo e decumano dell'antico impianto urbanistico romano, in un area dove precedentemente vi era un tempio pagano, la chiesa vide una prima fase costruttiva nel VII sec., ma l'attuale aspetto in stile romanico con impianto basilicale a tre navate, triabsidato, risale al XII sec., ed è frutto di numerosi rifacimenti; tra questi si ricorda il riassetto della chiesa in stile rinascimentale attuato nel 1511 dall' architetto Cola di Matteuccio da Caprarola, il quale coprì la zona presbiteriale con volte a crociera e aggiunse i tre portali in facciata. Il terremoto del 1695 fece molti danni alla chiesa, che perse nel 1699 il titolo di Cattedrale in favore dell'attuale Duomo di S. Nicola a Bagnoregio, comunque, grazie all'intervento di Papa Innocenzo XII, San Donato venne prontamente ristrutturata e riconsacrata nel 1724.
All'interno della parrocchiale sono custodite preziose memorie storico-religiose, quali le reliquie di Santa Vittoria, martirizzata sotto l'Imperatore Decio nel 251, e il corpo di San Ildebrando, vescovo della città nell'XI sec., che si possono contemplare presso gli altari delle navate laterali.
L'altare centrale presenta un antico affresco del XV sec. attribuito alla scuola di Antoniazzo Romano raffigurante La Vergine in trono col Bambino, o SS. Maria Liberatrice, così denominata dai devoti perché l'immagine venne alla luce proprio durante il violento terremoto del 1695 a causa della caduta dell'intonaco che lo nascondeva. Nella nicchia d'altare della navata di destra si trova un'altra opera di grande pregio, un crocifisso ligneo policromo quattrocentesco dal forte richiamo dello stile di Donatello -forse opera di un suo allievo- opera intensa per la sua forte espressività emotiva, viene venerata e portata in processione il venerdì Santo. Nel timpano si trova la statua in terracotta di San Donato, vescovo di Arezzo vissuto e martirizzato nel IV secolo.
Casa natale di San Bonaventura
Civita diede i natali a San Bonaventura (1217-1274), purtroppo della casa natale di questa significativa figura di religioso non sono rimasti che poche resti nel borgo; alcune pietre però, trasportate nel convento di san Francesco nuovo, hanno contribuito all'edificazione di un piccolo tempio tuttora visitabile.
Grotta di S. Bonaventura
Nei pressi del borgo, questa grotta scavata nel tufo è quanto rimane del vecchio convento francescano dove, secondo la tradizione, il giovane Giovanni Fidanza (San Bonaventura), guarì da una grave malattia per intercessione di San Francesco. La grotta, secondo il parere degli studiosi, era una tomba a camera risalente al periodo etrusco, successivamente trasformata in cappella per le orazioni. Dell' infanzia del santo non si conosce molto, sin da giovanissimo iniziò a studiare per entrare nell'ordine francescano, e si recò a Parigi, nel seminario della Sorbona, dove conobbe Tommaso d'Aquino; in seguito divenne docente presso l'Università di Parigi e, nel 1257 Ministro Generale dell' ordine francescano. Filosofo e scrittore, fa sua la parola e l'esempio di San Francesco, predicando una dottrina basata sull'amore per ogni manifestazione del creato. Fu canonizzato il 14 aprile 1482 da Sisto IV; nel 1643 Bagnoregio lo proclama Patrono principale della città assieme a Sant' Ildebrando.
Attività turistiche
Civita di Bagnoregio, che per il suo stato di abbandono, venne denominata la città che muore, vive in realtà di turismo: sul posto si possono infatti trovare botteghe artigianali specializzate nella lavorazione del marmo, (particolare la lavorazione della Tefrite, pietra basaltica), della ceramica e del ferro, e degustare nelle taverne i tipici prodotti eno-gastronomici quali: vino, olio extravergine di oliva, cereali provenienti da produzione biologica, carni provenienti da allevamenti di razze chianine selezionate. La promozione del territorio si attua durante l'anno attraverso l'organizzazione di eventi culturali.
Manifestazioni
Il venerdì santo si svolge la processione del Cristo morto, rievocazione storico-religiosa della Passione del Cristo con corteo in costume. Il momento centrale della processione è il trasporto del SS. Crocifisso ligneo, il culto del quale risale al 1400. Palio della Tonna: le contrade di Civita si sfidano in una corsa di asini con fantino, viene festeggiato la prima domenica di giugno (SS. Madonna liberatrice) e la prima domenica di settembre (SS. Crocifisso).
Presepe vivente ambientato nelle vie medievali di Civita si svolge il 26 Dicembre, 1 e 6 gennaio; vengono rappresentati gli episodi salienti dall'Annunciazione sino alla nascita di Gesù.
Come si raggiunge
Si percorre la SS 2 Cassia fino a Montefiascone, poi si prende la SS umbro-casentinese in direzione Orvieto sino al bivio per Bagnoregio, l'uscita dell'autostrada A1 è Orvieto come anche la stazione ferroviaria più vicina.