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Gastronomia Lago di Bolsena in Tuscia

La Provincia di Viterbo è una terra ricca di sapori e di tradizioni. Numerosi sono i prodotti agroalimentari tipici e oltre quindicimila le aziende agricole dell’intero territorio.

La coltivazione della NOCCIOLA è localizzata nel versante orientale e meridionale dei Monti Cimini, con una produzione di 300000 quintali annua rappresenta uno dei prodotti più importanti per l’economia della provincia ed è molto richiesta a livello nazionale. Il tipo più diffuso è la nocciola “gentile romana”, utilizzata soprattutto nell’industria dolciaria in varie forme, intera, in granella, in polvere o in pasta. I pasticcini più tipici sono i tozzetti, i cazzotti, le verginelle, i brutti buoni, gli amaretti, tutti biscotti secchi molto gustosi, preparati sia in ambito familiare, nei forni e nei laboratori artigianali. Il PANGIALLO è un dolce tipico natalizio dell’area viterbese a base di frutta secca, tra cui nocciole, noci, mandorle, uvetta sultanina, pinoli, canditi, cannella, cioccolato, rhum, e cosiddetto “giallo” secondo l’antica ricetta settecentesca per l’impiego dello zafferano. La nocciola trova largo uso anche per la confezione di torroni, croccanti, cioccolatini e paste da spalmare.

Altra importante produzione dei Monti Cimini è il MARRONE, che appartiene alla qualità del “marrone fiorentino”. E’ diffuso soprattutto nei comuni di Canepina, Soriano nel Cimino, Vallerano, Caprarola e Ronciglione, in territori vulcanici, e il mercato di destinazione è quello del prodotto fresco. Le castagne vengono preparate arrostite, lessate in pentola, o secche. I marroni sono impiegati nell’industria dolciaria e trasformati in marrons glacées. Tra le specialità tipiche del territorio viterbese troviamo il castagnaccio e la zuppa di ceci e castagne, piatto natalizio.

Altri prodotti agricoli della Tuscia sono:

  • l’AGLIO ROSSO di Proceno, coltivato in tempi antichissimi e molto apprezzato dai Romani per il sapore forte e il profumo intenso;

  • l’ASPARAGO di Canino;

  • il CARCIOFO di Tarquinia;

  • il CECE di Valentano, utilizzato anche per preparare ravioli dolci natalizi detti ceciaroli;

  • il FAGIOLO DEL PURGATORIO di Gradoli, così denominato dall’uso del legume, attestato fin dal Seicento, nel “Pranzo del Purgatorio” del Mercoledì delle Ceneri;

  • il FARRO di Acquapendente;

  • la LENTICCHIA di Onano, coltivazione tipica già nel Cinquecento e molto nota anche a livello internazionale con premi ricevuti a Roma Buenos Aires (1910) e Londra e Parigi (1911), la cui qualità dipende soprattutto dalle caratteristiche dei terreni di origine vulcanica.
    Importante è la produzione enologica della provincia di Viterbo con sette VINI DOC (Denominazione d’Origine Controllata), Aleatico di Gradoli, Cervetri, Colli Etruschi Viterbesi, Est! Est!! Est!! di Montefiascone, Tarqinia e Vignanello, e tre vini che hanno il riconoscimento IGT (Indicazione Geografica Tipica), Civitella d’Agliano, Colli Cimini e Lazio. Il territorio collinare si caratterizza soprattutto per i vini bianchi, ma con rossi di pregio. Nel 2005 le oltre dodicimila aziende vitivinicole hanno prodotto 418.800 quintali di vino (17.72% della produzione regionale). Testimonianze antiche dell’importanza della tradizione vinicola nel viterbese risalgono agli Etruschi così come appare negli affreschi di molte tombe.

Tuscia Viterbese
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